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Vendita case popolari, la protesta si infiamma: giornata d'assedio per il municipio XIV

La manifestazione davanti alla sede del Municipio XIV contro la messa all'asta delle case popolari. Consiglio a porte chiuse e il confronto con il Presidente Barletta. L'accordo per un lavoro condiviso con la Commissione Politiche abitative

"Assediamo il consiglio municipale". Così riportavano i manifesti che negli scorsi giorni hanno invaso le strade del Municipio XIV a firma della
Rete Territoriale Diritti Sociali Roma Nord, invitando a partecipare a un corteo in difesa delle case popolari e il diritto all'abitare organizzato per questa mattina contestualmente allo svolgimento di una seduta del consiglio municipale nella sede di via Mattia Battistini. Al centro della protesta, il tanto discusso decreto attuativo ministeriale dell'articolo 3 del così detto Piano Casa Lupi-Renzi che prevede la messa all'asta a prezzi di mercato degli alloggi popolari con un diritto di prelazione di 45 giorni per gli attuali inquilini assegnatari. 

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"Un grave attacco al diritto alla casa e un’operazione tutta rivolta alla privatizzazione delle case popolari con il rischio di acquisto da parte delle immobiliari e della rendita immobiliare speculativa e speculative" come rivendicato dall'Unione Inquilini di Roma fin dalle prime mobilitazioni partite proprio con la protesta degli assegnatari delle case popolari ATER di Primavalle nelle scorse settimane.

Questa mattina, da piazza Capecelatro è partito il corteo di protesta che al suo arrivo davanti al palazzo di via Battistini ha trovato un presidio di forze dell'ordine (Polizia e Carabinieri) mentre all'interno si stava svolgendo a porte chiuse la già prevista seduta di consiglio. I manifestanti, circa un centinaio e "armati" solo di megafono e striscione, hanno chiesto più volte di poter partecipare ai lavori, per avere così la possibilità di un confronto diretto con i consiglieri che proprio in quelle ore avrebbero discusso sulla votazione di una mozione circa il tema della vendita all'asta delle case popolari. Richiesta prontamente respinta dal Presidente Valerio Barletta, resosi disponibile in ogni momento a un confronto con i cittadini ma fermo nella posizione di far procedere il consiglio "lasciando l'aula libera di esprimersi senza alcuna pressione" trattandosi di una situazione in cui "sarebbe molto facile cavalcare l'onda e strumentalizzare la questione con una sorta di sciacallaggio politico".

Dopo un'attesa di circa 1 ora e mezza sono scesi in strada a parlare con i manifestanti proprio Barletta e i consiglieri Julian Colabello e Fabrizio Modoni, rispettivamente capigruppo PD e SEL. I cittadini hanno chiesto la convocazione già per la prossima settimana di un consiglio straordinario aperto al pubblico e agli interventi, magari in un luogo simbolico come piazza San Zaccaria Papa, proprio nel cuore di Primavalle e a due passi dalle case popolari. I rappresentanti politici si sono detti invece disponibili ad avviare assieme ai cittadini un tavolo di lavoro sinergico per studiare insieme e nel concreto una possibile soluzione, invitando gli stessi a partecipare alle sedute della speciale Commissione Municipale sulle Politiche Abitative (la prima su tutta Roma) istituita qualche mese fa proprio per dedicare particolare attenzione ai temi del disagio abitativo e dell'edilizia popolare.

"Quella dell'assedio era una battuta su un manifesto, che non giustifica nè il rinchiudersi dentro un fortino come hanno fatto i rappresentanti politici nè tanto meno la presenza di tutte quelle forze dell'ordine" commenta a fine giornata Claudio Ortale del Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista nonchè tra gli organizzatori del corteo. Di opinione opposta invece Modoni e Colabello, che già ieri commentavano quanto i toni della annunciata protesta fossero "orientati a porre indebite pressioni al Consiglio, in ordine ad altre questioni che esulano dalla vendita delle case popolari e che riguardano la gestione delle occupazioni abusive su tutta Roma - e aggiungevano - Quello delle case popolari è un tema al centro della nostra agenda, ma le minacce sono inaccettabili".

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