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Dall'ex Lavanderia al padiglione 31 per far rispettare la legge Basaglia

Continuano le lotte dell'associazione ex Lavanderia per ottenere uno spazio all'interno dell'ex Santa Maria della Pietà. Taggi: “Si è scelto di dividere l'ex manicomio senza partecipazione. Di fatto viene disatteso lo spirito della legge 180”



Prosegue la battaglia dei cittadini per  il centro culturale spontaneo installato dall’associazione Ex Lavanderia all’interno del comprensorio del S.Maria della Pietà. Dall’epoca della dismissione dell’ex manicomio negli anni ’90, l’associazione si batte per un uso culturale delle strutture, affinché in un luogo di memoria della sofferenza, dell’esclusione dei malati psichiatrici e di ghettizzazione della “diversità” possano nascere centri sociali e culturali aperti alla cittadinanza.

Nell'aprile 2007 però il protocollo d'intesa per il recupero del Santa Maria della Pietà ha stabilito  la spartizione dei 35 padiglioni fra i firmatari: Comune, Regione, Provincia, Università “La Sapienza”, il Municipio XIX , che vi ha trasferito gli uffici anagrafici e gli sportelli al pubblico e l’AslRmE che vi ha inserito un poliambulatorio, residenzialità legate a malattia e disagio cronico e 2  RSA psichiatriche che ospitano nuovamente malati mentali nell’Ex Manicomio. Il tutto a distanza di un decennio circa dall’attuazione della Legge 180, nota come Legge Basaglia, che prevedeva la chiusura definitiva delle strutture psichiatriche e il trasferimento dei pazienti presso comunità residenziali inserite nel tessuto sociale urbano.

"In pratica, è stato disatteso il principio guida della dismissione", denuncia Massimiliano Taggi dell’associazione Ex Lavanderia: ”E’ stata fatta fuori la cultura, la socialità, l'arte, ciò che, per naturale continuazione della rivoluzione basagliana, avrebbe dovuto riempire i padiglioni sostituendo il dolore e le grida che li avevano pervasi. Sono stati smantellati gli ostelli della gioventù costruiti all’epoca del Giubileo, scacciati i progetti di integrazione sociale, distrutta la fruibilità di un parco tra i più importanti della città. Soprattutto si è voluto spezzare un processo civile che voleva estirpare dal manicomio, in nome di Basaglia, ogni residuo di manicomialità, ogni allusione alla medicalizzazione della malattia e del disagio”.

  E' stato disatteso il principio guida di dismissione dei manicomi
 
Dopo la demolizione nel 2003 degli ostelli,  riconvertiti dall’Asl in servizi sanitari come comunità psichiatriche (bandite dalla 180 negli ex manicomi) e servizi materni-infantili, dal 2004 l’Ex Lavanderia si è installata abusivamente nel Padiglione 31, trasformandolo in uno spazio culturale pubblicamente autogestito, dove organizza mostre d'arte, promuove il consumo critico e la mobilità ciclo-sostenibile, i concerti,  e offre un palco per provare alle compagnie teatrali.

Denunciati dall’Asl RME, per occupazione abusiva,  i tre membri dell Ex Lavanderia  sono stati assolti.  L’ultimo atto per preservare un minimo di utilizzo socio culturale dello storico complesso del S.Maria,  è una  memoria di giunta recentemente presentata in Regione da Montino (PD) e Nieri (SeL) per salvaguardare l’Ex Lavanderia, utilizzata per fini culturali in un quartiere periferico sprovvisto di altre presenze simili.

Pronta la replica dell’associazione: “Oggi la Regione Lazio potrebbe legalizzare la presenza dell'Ex Lavanderia nel Padiglione 31. Invece, mentre continua ad affermare principi di salvaguardia e sostegno sulla carta, rinuncia a prendersi responsabilità concrete e scarica alla “sua” ASL il lavoro sporco di boicottaggi e procedimenti giudiziari Sul destino dell’Ex Manicomio si è scelto senza alcun tavolo partecipativo. Non si comprende perché proprio oggi, sugli ultimi 2 padiglioni da destinare, si dovrebbe invece aprire questa complessa concertazione. L’assegnazione all’Ex Lavanderia del Padiglione 31, richiesta negli anni da decine di associazioni e centinaia di cittadini, ne garantirebbe la prosecuzione dell’attività culturale pubblica, così come quella del Padiglione 41 alla Cooperativa integrata Passpartout che prevede il riutilizzo del S.Maria anche come forma di reinserimento delle persone con disagio mentale, nelle vesti di lavoratori e cittadini e non di pazienti. Mentre la collocazione nell'ex manicomio di 2 RSA psichiatriche, di 1 RSA per handicap grave, di centri di neuropsichiatria infantile, più un centro per malati terminali ed il SERT rappresentano bene l'idea di polo sanitario che Regione ed ASL hanno in mente: un nuovo ghetto per il disagio sociale e mentale”.

L’associazione chiede infine che vengano finalmente realizzati i promessi servizi universitari,  pedonalizzato il Parco,  ripristinati gli ostelli e che sia fatta luce sull’operato della ASL RME in merito all’utilizzo improprio dei padiglioni ristrutturati per il Giubileo, all’affidamento sospetto di padiglioni ad enti privati, al reinserimento di strutture psichiatriche, all’uso delle risorse destinate alla Salute Mentale.

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