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Rogo di Primavalle, quando l’odio e la violenza uccisero i fratelli Mattei

Stefano e Virgilio, figli di Mario, segretario della sezione locale Msi, morirono il 16 aprile 1973

La palazzina teatro del rogo di Primavalle (foto Facebook Stefano Oddo)

Al bar come nel più storico negozio di alimentari nessuno ha dimenticato. O meglio, ancora è vivo quanto accaduto il 16 aprile 1973. Un giorno che da queste parti è conosciuto come il rogo di Primavalle, dove hanno perso la vita Virgilio e Stefano Mattei, rispettivamente di 22 e 10 anni. I due erano figli di Mario Mattei, netturbino e segretario locale del Movimento sociale italiano, che aveva sede in via Domenico Svampa, dietro al cinema Galaxy. Del liquido infiammabile venne versato sul pianerottolo davanti all’abitazione, le fiamme avvolsero l’appartamento di via Bernardo da Bibbiena, situato in un lotto di case popolari. Stefano e Virgilio morirono, gli altri familiari riuscirono a salvarsi. Dietro a quell’incendio vennero individuati tre attivisti di Potere Operaio. Erano gli anni di Piombo, gli anni degli attentati e della violenza. 

La tragedia di Primavalle

I fatti si consumarono intorno alle 3,20 di notte. Mario, la moglie Anna e altri quattro loro figli riuscirono a salvarsi, tra chi riuscì a scappare dalla porta principale, chi si calò dal balconcino che si trovava al secondo piano e chi saltò dalla finestra della cucina. Per Virgilio e Stefano, però, non ci fu niente da fare: morirono carbonizzati. Non fecero in tempo a scappare dal fuoco, mentre all’esterno la gente si radunava minuto dopo minuto, spettatrice suo malgrado della tragedia. 

I corpi di Virgilio e Stefano

Le immagini in bianco e nero mostravano il lenzuolo bianco sotto cui giaceva il corpo di Virgilio Mattei, il maggiore dei figli di Mario, con le braccia in avanti, verso l’esterno, sul ciglio della finestra. Ai suoi piedi Stefano, che stringeva le gambe del fratello, in un gesto estremo di aiuto e protezione. 

Il rogo di Primavalle

La tragedia di Primavalle, oggi quartiere del Municipio XIV, ha sicuramente lasciato un segno indelebile, come il delitto di Annarella Bracci, il cui cadavere venne ritrovato in un pozzo il 3 marzo 1950. Ancora oggi - in mattinata si è svolto il cerimoniale in omaggio ai fratelli Mattei - sono presenti i racconti di chi ha ancora davanti quelle tragiche immagini di via Bernando da Bibbiena e di chi li ha vissuti solo a voce, testimonianze mai scomparse dalla borgata capitolina. Sono trascorsi quarantacinque anni eppure quel rogo, per certi versi, non è stato ancora spento. 

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