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Municipio 19, necropoli etrusca: Comitato Lucchina e Ottavia chiede al Comune una mostra

Il Comitato parla di ritrovamenti risalenti ad anni fa e propone al Comune di Roma di realizzare una mostra per permettere a residenti e visitatori di riscoprire i tesori etruschi scoperti

Una necropoli etrusca con 20 tombe a Ottavia e una strada romana e altre tombe etrusche nelle tenute della Lucchina. A tirare in ballo le scoperte di anni fa è il Comitato Lucchina e Ottavia. "Si dice che fossero bellissime e intatte, complete di tanti arredi e decorazioni - scrive il Comitato riguardo alle 20 tombe scoperte a Ottavia - La vigilanza della Polfer permise di tenere lontani i tombaroli per poter catalogare tutto e trasferirlo in un deposito vicino la stazione Termini. Anni addietro, sempre a Ottavia, nelle tenuta della Lucchina, fu scoperta una bellissima strada romana e altre tombe etrusche che furono salvate in tempo dalla imminente sovracostruzione di un edificio residenziale popolare dell'allora Iacp". Il Comitato sostiene che "nel corso della progressiva espansione edilizia degli ultimi 40 anni nel quartiere sono entrati in azione i cosiddetti "tombaroli" che hanno fatto man bassa di tanti preziosi "resti" dell'antica civiltà etrusca rinvenuti occasionalmente durante le edificazioni di nuovi fabbricati residenziali. Si racconta di persone che hanno fatto di questa attività la loro ricchezza personale beffando la sopraintendenza ai beni culturali".

Nel testo si parla anche del rinvenimento di cinque sarcofagi della dinastia degli Ottavi. "Intorno al 1920, durante la costruzione di un fabbricato e i relativi scavi, al km 9 della via Trionfale, fu scoperta una tomba sotterranea risalente al III secolo d.c., il cosiddetto "Ipogeo degli Ottavi": il nuovo quartiere fu chiamato Ottavia in memoria dei personaggi di cui erano state rinvenute le sepolture all’interno dell’Ipogeo e i cui nomi erano incisi sui rispettivi sarcofagi: Octavia Paolina, morta a soli 6 anni, suo padre Octavius Felix, ed altre due congiunte,  di cui una forse la madre di Paolina. Queste importantissime reliquie storiche non furono tutelate tanto che sopra di esse fu costruito un villino in via della Stazione di Ottavia 73 che oggi appartiene alla Famiglia Cardani. Per evitare l'abbattimento del villino costruito sull'ipogeo fu concordata con i proprietari la servitù permanente e l'accessibilità pubblica all'interno dell'area privata per poter visitare il ritrovamento archeologico. Ma dei vari sarcofagi rinvenuti nell'Ipogeo ne è rimasto solo uno in loco, quello di Octavius Felix. Il sarcofago della figlia Octavia Paolina si trova in una collezione privata a Milano mentre di altri due sarcofagi uno si trova presso il Museo nazionale Romano di Palazzo Massimo e l'altro in un corridoio del Ministero della Pubblica Istruzione".

Secondo il Comitato Lucchina e Ottavia "è molto discutibile che la sopraintendenza ai Beni culturali e il Comune di Roma abbiano consentito lo spostamento in luoghi poco conosciuti di tutti questi preziosi ritrovamenti. Sembra quasi uno sfregio ai cittadini. I sarcofagi degli Ottavi sono stati rimossi dalla loro sede naturale e portati in una collezione privata di Milano o in un corridoio del Ministero dell'Istruzione. Ciò che rimane a Ottavia si trova dentro una proprietà privata. Noi riteniamo che gran parte dei beni culturali che sono stati rinvenuti nel quartiere di Ottavia debbano essere valorizzati ampiamente alla luce del sole e restituiti alla collettività dando modo ai cittadini romani e ai turisti di tutto il mondo di ammirarne la bellezza e la completezza nei luoghi di ritrovamento. Chiediamo e proponiamo al Comune di Roma e alla Sovraintendenza ai beni culturali e archeologici se non sia una buona cosa organizzare una mostra dove mettere a disposizione dei cittadini, e soprattutto dei giovani e delle scuole, tutti questi ritrovamenti".

I cittadini che vogliono visitare gratuitamente l’ipogeo degli Ottavi in via della Stazione di Ottavia 73 possono prenotare la richiesta di visita alla dott.ssa Rita Santolini al numero 0647788343.

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