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MonteMario Today

Santa Maria della Pietà, la Asl contro gli occupanti: "Sì alla cultura, ma con bando pubblico"

L'Ex Lavanderia, associazione che gestisce il padiglione 31 dell'ex manicomio a Monte Mario è stata citata in giudizio dall'Asl Roma1. Oggi parte il processo. Gli attivisti: "Noi da 12 anni garanti del bene pubblico"

L'Ex Lavanderia finisce per l'ennesima volta in tribunale. Citata in giudizio dal direttore generale della Asl Roma1, Angelo Tanese, l'associazione che da anni gestisce il padiglione 31 del Santa Maria della Pietà sarà oggi a piazzale Clodio per rispondere all'accusa di occupazione sine titulo. E' già successo, la vertenza con i proprietari dell'azienda sanitaria locale va avanti da tempo. Dal 2004, quando l'associazione si è impossessata dello spazio dell'ex manicomonio romano nel cuore di Monte Mario per l'organizzazione di iniziative artistiche e culturali aperte alla città, scatenando l'ira di chi ne ha sempre rivendicato l'assegnazione come da accordi con gli enti locali. Due diverse verità, e (forse) due diverse idee su come gestire quel prezioso gioiello urbanistico. 

LA STORIA - Nel 1999, vent'anni dopo la legge Basaglia, il manicomio di Roma, 35 padiglioni immersi nel verde, chiude i battenti. Cosa farne? Si pensa a un utilizzo sociale, associazioni di cittadini propongono un polo culturale, i politici delle allora formazioni di sinistra un polo universitario. Nel 2000 arriva il Giubileo, insieme ai fondi pubblici per ristrutturare dieci padiglioni da trasformare in ostelli per i pellegrini, un centro culturale, una mensa e un centro studi della Asl locale. 

Niente di tutto questo vede luce. Due anni dopo la Regione Lazio, guidata da Storace, cambia le carte in tavola. I padiglioni già arredati a ostelli vengono smantellati e affidati alla Asl RomaE per servizi sanitari ai cittadini. E' qui che si inserisce a gamba tesa l'Ex Lavanderia, occupando il padiglione 31, ergendosi a "garante del bene pubblico, contro la riospedalizzazione dell'ex manicomio". Parte la campagna: sì a mostre, laboratori, teatro, spazi verdi aperti a tutti, no a servizi sanitari "la cui presenza sul territorio è più che sufficiente"

Tra dibattiti e polemiche, arriviamo al protocollo d'intesa del 2007: Comune, Provincia, Regione, ex municipio XIX, Asl RmE (oggi Roma1) e università La Sapienza si spartiscono il bottino. Diciotto padiglioni sono assegnati all'azienda sanitaria, quattro al municipio, otto a La Sapienza, quattro per la realizzazione di residenze universitarie, una a scopi ricreativo-culturali. Il 31 rimane occupato dall'ex Lavanderia. 

"LA RIOSPEDALIZZAZIONE DELL'EX MANICOMIO" - "Tuteliamo e perseguiamo da 12 anni l'utilizzo culturale del padiglione, prova ne sono le centinaia di iniziative artistiche e culturali aperte a tutta la città, oltre alla possibilità per i cittadini di promuovere loro idee". Gli attivisti si difendono dall'accusa, pronti a presentarsi oggi alla sbarra. 

"Siamo costretti a tornare in aula per la terza volta, dopo due processi penali per occupazione, il cui esito è stata la completa assoluzione" - ha dichiarato Fabio Taloni, presidente dell'associazione - "è un paradosso che proprio la ASL, dopo aver smantellato e riutilizzato indebitamente cinque padiglioni riqualificati con denaro pubblico, si ostini a denunciare chi da anni lotta per preservare il valore culturale di un bene pubblico di proprietà regionale". 

La Ex Lavanderia "è stata citata per occupazione abusiva e danneggiamenti. Gli unici interventi fatti dall'associazione sono stati di manutenzione e migliorativi". E poi ci sono le 12mila 500 firme dei cittadini, convalidate dalla Regione Lazio, diventate "proposta di legge popolare numero 304 per il riuso pubblico del Santa Maria della Pietà", in attesa di approvazione.

"EX LAVANDERIA ILLEGALE, FACCIAMO UN BANDO PUBBLICO" - Altra è la versione fornita dal dott. Angelo Tanese, commissario straordinario della Asl Roma1, fusione dell'ex Asl RomaE e RomaA, che interpellato sulla vicenda da Romatoday, si smarca innanzitutto dalle accuse di "riospedalizzazione" della struttura. 

"Partiamo da una premessa fondamentale: il Santa Maria della Pietà è un bene pubblico, e il padiglione 31 è utilizzato da un privato che lo sta utilizzando da anni senza titolo e a spese della collettività, ad esempio per tutto ciò che riguarda le utenze. Detto ciò, la ricostruzione della Asl come il mostro che sta distruggendo il parco con una sua 'sanitarizzazione' è distorta se non falsa". Perché anche l'azienda si è operata per la riqualificazione della struttura. 

L'elenco è lungo: "Il Parco della Salute e del Benessere, la festa per il centenario nel 2014 coinvolgendo municipio e cittadini, il Museo della Mente, e poi maratone, eventi sportivi, spettacoli teatrali, abbiamo fatto un concerto, con l'associazione Caleidoscopio i bellissimi murales che decorano tutto il parco, ai quali hanno lavorato anche i ragazzi disabili dei centri diurni". Certo, sono tanti i padiglioni ancora fatiscenti. "Due li stiamo ristrutturando, è un'operazione che si fa col tempo, parliamo di 540mila metri quadrati di parco, è evidente che i costi di ristrutturazione sono complessi. Stiamo facendo il possibile". 

E per quanto riguarda il padiglione 31, Tanese non è contrario a un utilizzo esclusivamente dedicata a eventi culturali, "ma nel rispetto della legalità". "Più volte - conclude Tanese - abbiamo proposto all'associazione di liberarlo e di riassegnarlo tramite un bando pubblico, l'idea è condivisa anche con la Regione. Ma nessuno degli occupanti abbia mai accettato. In tutto questo, invece di accusarci, l'Ex Lavanderia dovrebbe solo dirci grazie".

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Commenti (1)

  • Era ora! Basta con la logica delle "okkupazioni". Si a gare vere ed aperte in cui anche la destinazione abbia un suo peso.

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